Mese: Marzo 2025

La psicologia del maratoneta: come superare il muro mentale

La maratona è molto più di una semplice prova di resistenza fisica. È una sfida che mette a dura prova la mente, spingendo i corridori a confrontarsi con i propri limiti e a superare il famigerato “muro mentale”. Questo articolo esplora la complessa psicologia del maratoneta, analizzando le strategie mentali che permettono di affrontare e superare questo ostacolo, trasformando la fatica in un’opportunità di crescita personale.

Il muro mentale: non solo una questione di fisiologia

Tradizionalmente, la resistenza nella corsa di lunga distanza è stata attribuita principalmente a fattori fisiologici. Tuttavia, recenti ricerche hanno dimostrato che la mente gioca un ruolo cruciale nel determinare la performance. La percezione della fatica, come evidenziato dagli studi di Marcora e Staiano (2010) citati in un articolo di Guidapsicologi.it, è un meccanismo di autoregolazione del corpo che può influenzare il momento in cui un atleta rallenta o si ferma, anche prima di raggiungere i propri limiti fisiologici. Questo significa che fattori psicologici come la motivazione, la resilienza e la tenacia sono determinanti nel modulare la percezione dello sforzo e, di conseguenza, la performance.

La percezione della fatica: un fattore limitante chiave

Il “muro mentale”, spesso sperimentato dai maratoneti intorno al 30-35esimo chilometro, non è solo un crollo fisico, ma anche un punto in cui la percezione della fatica aumenta drasticamente. Questa percezione, come spiegato in un articolo di Runnersworld.com, è influenzata da un equilibrio delicato tra quanto un’attività viene percepita come difficile (Rate of Perceived Exertion – RPE) e quanto si è motivati a portarla a termine. Superare questo muro richiede quindi un approccio che integri strategie mentali all’allenamento fisico.

Le fondamenta psicologiche del maratoneta: motivazione, resilienza e tenacia

La psicologia del maratoneta si basa su tre pilastri fondamentali: motivazione intrinseca, resilienza e tenacia. La motivazione intrinseca, quella spinta interiore che alimenta la passione per la corsa, è essenziale per affrontare gli allenamenti e le gare di lunga distanza. Come sottolineato nell’articolo di Guidapsicologi.it, questa motivazione sembra avere un impatto sulla soglia del dolore, attenuandone la percezione grazie a meccanismi neurobiologici che coinvolgono la dopamina.

Resilienza: l’arte di non arrendersi

La resilienza, definita come la capacità di non arrendersi di fronte alle avversità, è un’altra qualità indispensabile. Essere resilienti significa persistere nell’impegno nonostante le difficoltà, mantenendo alta la motivazione nel tempo. Questa qualità, come evidenziato nello stesso articolo, può essere allenata e incrementata attraverso l’abitudine all’impegno e la tolleranza al disagio.

Tenacia: la forza di volontà che spinge oltre i limiti

La tenacia, o “mental toughness”, rappresenta la capacità di continuare a perseguire un obiettivo nonostante la fatica fisica e mentale. Fattori come la fiducia in sé stessi, un dialogo interno positivo e la capacità di concentrarsi sulla propria performance, anche in presenza di avversari, contribuiscono alla tenacia mentale. Un articolo su PMC evidenzia come la tenacia mentale sia significativamente associata alla resilienza e alla performance nei trail runner, e come la resilienza funga da mediatore tra tenacia mentale e performance.

Strategie mentali per affrontare il muro

Superare il muro mentale richiede un approccio strategico che coinvolge diverse tecniche mentali:

  • Allenarsi con la scala RPE: Imparare a dosare lo sforzo basandosi sulla percezione della fatica (scala da 0 a 10) aiuta a sintonizzarsi con il proprio corpo e a gestire meglio lo sforzo durante la gara (Runnersworld.com).
  • Dialogo interno positivo: Utilizzare frasi o parole chiave positive durante la corsa, specialmente nei momenti difficili, può aiutare a ridurre l’RPE e a mantenere alta la motivazione (Runnersworld.com).
  • Visualizzazione: Immaginare vividamente di superare le difficoltà, ripetere affermazioni positive e concentrarsi sugli aspetti controllabili, come il ritmo e la tecnica di corsa, sono strategie utili per costruire una mentalità vincente (Polar.com).
  • Suddivisione della gara: Dividere la maratona in segmenti più piccoli e gestibili rende l’impresa meno scoraggiante. Concentrarsi su un chilometro alla volta o su punti di riferimento lungo il percorso aiuta a mantenere la motivazione (Hoag.org).
  • Mindfulness e accettazione: Essere presenti nel momento, accettando il disagio e la fatica come parte integrante dell’esperienza, aiuta a non farsi sopraffare dalle sensazioni negative (Hoag.org).
  • Mantra: Scegliere un mantra o una frase motivazionale e ripeterla durante i momenti difficili della gara può fornire una spinta mentale cruciale (Gardpro.com).
  • Gestione dell’ansia pre-gara: Riconoscere i segnali del corpo, riformulare i pensieri negativi, sfogare l’energia in eccesso, praticare la respirazione diaframmatica e rimanere nel “qui e ora” sono strategie efficaci per gestire l’ansia prima della competizione (Orangogo.it).

Il potere del “perché”

Ricordare a se stessi il motivo profondo per cui si è deciso di affrontare una sfida così impegnativa può fornire una spinta motivazionale extra nei momenti di difficoltà. Concentrarsi sulle ragioni personali, legate a una causa benefica o alla sfida stessa, può generare emozioni potenti e fornire la forza necessaria per superare il muro (Polar.com).

Oltre il muro: una vittoria della mente

La psicologia del maratoneta è un campo vasto e complesso, ma la sua importanza è innegabile. Superare il muro mentale non è solo una questione di preparazione fisica, ma richiede un allenamento mirato della mente, che coinvolge la gestione della fatica, la coltivazione della motivazione, lo sviluppo della resilienza e l’adozione di strategie mentali efficaci. La maratona, quindi, si trasforma in una metafora della vita, dove le sfide, sia fisiche che mentali, diventano opportunità di crescita personale e di scoperta del proprio potenziale. Il traguardo non è solo un punto di arrivo, ma la testimonianza di una vittoria che va ben oltre la prestazione fisica: una vittoria della mente.