Giorno: 18 Maggio 2022

Come si pratica la maratona

Per correre la maratona bisogna essere adeguatamente preparati, in quanto lo sforzo fisico richiesto è molto grande. Le risorse necessarie e l’allenamento giusto sono fondamentali perché al corpo si chiede di cimentarsi in un’attività che non è naturale. La preparazione fisica dev’essere accompagnata da quella mentale, sapendo che si dovrà percorrere una distanza di almeno 42 chilometri (diciamo almeno perché esiste anche la supermaratona, una specialità ancora più lunga).

L’allenamento

Normalmente, il nostro corpo dispone di riserve energetiche che gli permettono di correre per una distanza di circa 32 chilometri; superata questa soglia, l’atleta entra in riserva. Per questo i podisti sfidano i propri limiti allenandosi attorno a quella fatidica distanza, il momento in cui il corpo va in crisi e dev’essere opportunamente addestrato a resistere. Poco prima della maratona vera e propria, gli atleti riducono l’intensità degli allenamenti e aumentano il consumo di carboidrati per creare una riserva di energia supplementare da utilizzare in gara.

I record attuali

Attualmente il record olimpico spetta al keniota Dennis Kipruto Kimetto, che nel 2014 ha completato la maratona in un tempo di poco superiore alle due ore. Chi non è professionista, correre i chilometri previsti al di sotto delle 3 ore è un risultato eccellente.

La regina delle gare di mezzofondo

Quando guardiamo le gare di atletica delle Olimpiadi, ci esaltiamo in particolare con due specialità: i 100 metri, ossia le vette più alte in termini di velocità umana, e la maratona, la regina del mezzofondo a sforzo prolungato. Come gli eroi dell’antica Grecia, i migliori atleti al mondo sfidano le proprie capacità podistiche per percorrere una cinquantina di chilometri.

Le origini della maratona

Le origini della maratona risalgono al periodo di massimo splendore dell’Ellenismo: come raccontano Plutarco ed Erodoto, nel 490 a.C., mentre imperversa lo scontro fra greci e persiani, l’emerodromo Filippide. http://www.cagliarirespira.net/2015/06/la-storia-di-filippide-primo-maratoneta-tra-leggenda-e-realta/, un messaggero addestrato a percorrere lunghe distanze a piedi, copre la bellezza di 50 km (cioè quelli che separano Atene da Maratona, la località in cui si trova) per annunciare agli ateniesi che l’esercito greco ha battuto quello persiano e quindi non è più necessario bruciare la città pur di non consegnarla ai rivali.

Filippide riuscirà a portare a termine il suo faticoso incarico, ma, secondo leggenda, una volta recapitato il messaggio troverà la morte a causa dell’incredibile sforzo.

Il ritorno della maratona

Ci vogliono quasi due millenni per ritrovare tracce della maratona nella nostra società: ispirati dalla storia di Filippide, Pierre de Coubertin e Michel Bréal vogliono inserire una gara podistica a sforzo prolungato su lunghe distanze nella prima edizione delle Olimpiadi moderne, organizzata nel 1896. Così nasce la prima maratona ufficiale, chiamata in questo modo proprio per ricordare l’epica impresa di Filippide e percorsa sulla stessa distanza che separava Atene a Maratona.

Footing

Infine abbiamo il footing, la cui radice inglese è il termine “foot”, ossia piede. Sono in molti a ritenere che questo termine non stia a indicare nessuna vera tipologia di allenamento, neanche quella saltuaria del jogging, eppure le cose non sembrano stare così.

Chi pratica il footing infatti corre in un modo specifico, che è quello di una corsa lenta che cerca di mettere il corpo sotto sforzo dal punto di vista della resistenza; è quindi indicato per chi vuole dimagrire, stimolare l’apparato cardiovascolare per prevenire l’insorgere di tante patologie e diminuire lo stress. È dunque un’attività indicata per tantissime persone, in quanto richiede uno sforzo misurato e contenuto che però non annulla assolutamente i benefici di cui è possibile giovare.

Correre fa bene

Abbiamo visto le differenze principali tra running, jogging e footing; probabilmente qualcuno tra voi avrà appena scoperto quale di queste attività pratica sul serio, ma a prescindere da ciò, possiamo dire che correre fa bene sempre e comunque.

Osservate soltanto dei piccoli accorgimenti, come evitare sforzi precipitosi, dosare le forze soprattutto all’inizio, ascoltare il vostro corpo, modulare la respirazione, riscaldare bene i muscoli prima di cominciare.

I diversi tipi di corsa

Running, jogging e footing sono tre termini che spesso utilizziamo come sinonimi, ma in realtà i più appassionati sanno bene che esistono delle differenze, sebbene il riferimento generico sia quello di correre. È bene cercare di capire quali siano queste differenze e cogliere le sfumature che li caratterizzano.

Running

Il running è un tipo di corsa che viene eseguita con frequenza e costanza, proprio come un vero allenamento. Per questo presuppone alcuni accorgimenti, come tenere una storia dei rilievi cronometrici, delle distanza percorse, del ritmo tenuto e così via. I runner sono quindi dei professionisti che partecipano a gare durante le quali si misurano tra loro per verificare il grado di prestazione raggiunto e sfidare gli avversari.

Jogging

Rispetto al running, il jogging si riferisce a una corsa saltuaria e occasionale. Insomma, è la classica attività che tutti almeno una volta abbiamo sperimentato, la fatidica frasetta del “vado un po’ a correre”. E infatti chi fa jogging non si cura dei tempi o delle distanze, ma corre in libertà senza neanche preoccuparsi della tecnica.

Possiamo dire che la finalità di questa pratica riguarda puramente la sensazione di sentirsi in forma e non necessita di migliorare le proprie prestazioni, spostare in avanti i propri limiti, partecipare a gare e maratone.

I vantaggi del running

La corsa è per tutti, ovunque, senza alcuna distinzione; è senza dubbio l’attività sportiva più democratica che abbiamo inventato, ed è modulabile secondo i nostri bisogni. L’importante è fissare un obiettivo e, poco a poco, spostarlo un po’ più in avanti, senza ansia da prestazione e senza sentirsi mai in difetto.

Sì perché il running ci mette di fronte ai nostri limiti in modo costruttivo: ci costringe a fronteggiarli e a studiarli per poi superarli sapendo che ce ne saranno di nuovi; è una pratica che fa bene quindi al corpo ma anche e soprattutto alla mente, che deve gestire il tutto. Certo, la prima volta ci mancherà il fiato, correremo poco, sentiremo qualche dolorino sparso, ma basterà un po’ di costanza per abituarsi e godere dei tanti benefici che abbiamo visto elencati altrove su questo sito.

Migliorare la corsa con le applicazioni

Ecco un altro dei vantaggi relativi al running: i benefici che apporta sono davvero tanti rispetto allo sforzo richiesto. Pensiamoci un attimo: bastano tre quarti d’ora al giorno, delle scarpe adatte e uno spazio all’aperto. Ciò spiega perché sia molto diffuso in città, dove abbondano parchi, piste ciclabili e zone pedonali.

Oggi ci viene in aiuto anche la tecnologia: esistono infatti tante applicazioni per i nostri smartphone grazie alle quali possiamo avere a disposizione tutti i dati relativi alle nostre attività di corsa. Parametri come i chilometri percorsi, il tempo impiegato, la frequenza cardiaca, i passi eseguiti, le calorie consumate (e altri ancora), ci vengono forniti in tempo reale e ci consentono di tenere d’occhio le nostre prestazioni proprio come se avessimo un personal trainer al nostro fianco: un’opportunità assolutamente da non perdere.

Il running oggi

Al giorno d’oggi correre è l’attività sportiva più praticata e non ci stupisce affatto sapere che chiunque, almeno una volta, ha provato a fare una corsetta al parco per cercare di rimettersi in forma.

Questo perché il running è innanzitutto semplice e istintivo, non ha bisogno di alcun tipo di preparazione (benché riscaldarsi adeguatamente è sempre necessario), non richiede la conoscenza di tecniche particolari, si adatta a ogni tipo di fisico, sesso e anagrafica, è economico visto che richiede solo uno spazio aperto e un abbigliamento molto basilare; insomma, correre non ha controindicazioni ed è anche gratis.

Perché corriamo?

Ok, il running è facile e non richiede sforzi economici (quelli fisici sì, ma l’obiettivo è sempre personale, un altro vantaggio), però perché corriamo? Perché sentiamo il dovere di farlo, a volte persino l’esigenza? Qualcuno potrebbe dire che la risposta è ovvia, per dimagrire, per stare in forma, insomma per sentirsi meglio, ma queste sono motivazioni ulteriori e non primarie.

La verità è che la corsa produce tutta una serie di cambiamenti a livello mentale, e sono proprio quelli che avvertiamo sin da subito (anche se li confondiamo o non ne siamo pienamente coscienti); alla fine di una corsa, abbiamo indotto il nostro corpo a rilasciare serotonina, non a caso chiamata “ormone della felicità”: la serotonina ha effetto positivo sulla memoria e sullo stress: stimola infatti la nascita di cellule nervose che, a lungo termine, rallentano il processo di invecchiamento del cervello contribuendo a prevenire la demenza senile.

Quali sono i benefici?

Ora che abbiamo visto come agisce l’attività del running sulla nostra mente (un discorso che comunque vale per qualunque tipo di sport), possiamo vedere quali sono i benefici a livello fisico, e sono davvero tanti!

Prima di tutto, mettiamo in evidenza la validità scientifica di quanto scriviamo: tutti i medici e gli studiosi del settore sono concordi nell’affermare che la corsa provoca un miglioramento psicofisico concreto e tangibile, quindi niente paura: stiamo parlando di scienza e non di leggende metropolitane.

Il running rafforza le ossa e i muscoli, migliora la circolazione sanguigna e la respirazione, aumenta l’efficienza e salute del cuore e, non meno importante, consente di perdere peso bruciando calorie e consumando il grasso in eccesso nel nostro corpo – un toccasana, insomma.

L’inizio di tutto

Sono sempre più i festival e gli eventi dedicati al running in Italia e nel mondo, a dimostrazione di quanto sia importante il mondo della corsa non solo a livello personale, ma anche sociale ed educativo. Lo sport è infatti un potente strumento di benessere e in particolare lo è il running, le cui caratteristiche lo rendono accessibile per tutti senza distinzioni di età o sesso.

Se ci pensiamo, correre è un’attività che dà un grande senso di libertà: ognuno di noi ha il proprio ritmo, è vero, ma è anche bello condividere la corsa in compagnia. Ma in quale momento abbiamo iniziato a considerare il running un vero e proprio sport? Quando abbiamo messo per la prima volta i pantaloncini e le scarpe adatte per recarci al parco e dare sfogo alla nostra voglia di correre? Insomma, quando nasce il running?

I pionieri del running

Il 1977 segna la prima data epocale nella storia del running: è l’anno in cui il giornalista Jimmy Fixx pubblica “The complete book of running” (la bibbia del jogging). Il libro viene scritto dopo che l’autore decide di cambiare stile di vita, rimettersi in forma ed evitare di morire di infarto come il padre. Smette di fumare, modifica la sua alimentazione, inizia a correre e perde 30 chili.

Il cambiamento radicale di Jimmy Fixx diventa fonte di ispirazione per le tante persone in sovrappeso che sentono il bisogno di tornare in forma: il libro diventa molto famoso e per la prima volta mostra chiaramente quali e quanti sono i benefici della corsa sul corpo e sull’autostima, trasformandola nello sport amatoriale più praticato negli Stati Uniti (e successivamente in tutto il mondo).

Il running diventa un fenomeno di massa

A seguito dell’esperienza di Fixx, il running si afferma così tanto da diventare virale negli anni ’80: parchi e piste ciclabili vengono letteralmente invase da persone di ogni tipo che corrono e corrono in tuta e scarpe da ginnastica. Può sembrare roba di poco conto, ma in realtà correre prima era un’attività complementare all’allenamento di altre discipline sportive; ciò vuol dire che nessuno usciva per andare a correre e basta, perché sarebbe sembrato alquanto strano.

Possiamo quindi considerare i primi runner, quelli degli anni ’60 e ’70 sino a Jimmy Fixx, dei veri e propri pionieri: erano soprattutto i newyorkesi che correvano prima di iniziare a lavorare, quindi sveglia all’alba, scarpe da tennis, come si chiamavano allora (proprio perché quelle da corsa non erano neanche concepite) e via a girare intorno al proprio isolato o, per i più fortunati, al parco vicino casa.

Proprio durante gli anni ’80 il mondo della corsa subisce un ribaltamento: chi non correva inizia a essere considerato una persona che non si dedica al proprio benessere e anzi, la corsa diventa una sorta di moda; a contribuire al suo sviluppo, anche e soprattutto mediatico, sono alcuni personaggi di spicco come l’allenatore di atletica leggera Bill Bowerman, tra l’altro cofondatore di uno dei più conosciuti marchi di abbigliamento sportivo.